DUEMILALIBRI

GIAN ANTONIO MANZI

Lettere a Carlo Bo e scritti di letteratura (a cura di Matteo Mario Vecchio)
(Le Càriti, 2015)

Tra i discepoli di Banfi che della crisi sono stati vittime, avendo avuto il coraggio di andare fino in fondo alla loro disperazione, assume particolare rilievo la figura di Gian Antonio Manzi, intellettuale milanese morto suicida, ventunenne, nel 1935, allievo dapprima dell’Università di Firenze e successivamente dell’ateneo di Milano, collaboratore de “Il Frontespizio” (sul quale pubblica, tra il 1932 e il 1933, tre contributi), le cui lettere a Carlo Bo disegnano, sullo sfondo di una tenace amicizia, il reticolo delle comuni letture e delle reciproche amicizie, degli itinerari percorsi – Firenze, le notti in piazza D’Azeglio, il Caffè Paskowski, il mare di Sestri Levante, Parigi, l’Europa – e delle condivise mitologie generazionali.

Matteo Mario Vecchio vive tra Milano, sua città natale, e la campagna piemontese. Si occupa di poesia, di liturgia e di musica gregoriana. Si interessa di salvaguardia dell’ambiente e di rispetto dei diritti degli animali. Di Antonia Pozzi ha curato "Diari e altri scritti" (con Onorina Dino; Milano 2008) e "Flaubert negli anni della sua formazione letteraria" (Torino 2013), nonché gli appunti universitari relativi ai corsi di Antonio Banfi («Rivista di Storia della Filosofia», 1, 2011; 3, 2012).

Evento a cura del Museo degli Studi Patri. Presenta lo scrittore Paolo Di Paolo
Loghi istituzionali 2015